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Istituto Di Ricerca e Formazione – Giorgio Magnano MD – Vittorio Magnano DDS, MSc, BSc

Paura e ansia in odontoiatria: collocazione contestuale

di Vittorio Magnano

I metodi di trattamento dell’ansia in odontoiatria possono essere psicologici o farmacologici. Analizzeremo questi importanti metodi in successivi articoli, ma prima è importante fare luce su alcuni concetti di paura e ansia.

Esiste una differenza sostanziale fra paura e ansia. La paura è legata a qualcosa di esterno e antropologi e studiosi del comportamento la considerano instintuale, legata alla parte più ancestrale del cervello umano, il sistema limbico. Questo “cervello” è quello filogeneticamente più antico e risale fino a 200 milioni di anni fa, quando i mammiferi si differenziarono dai terapsidi (i dinosauri). La neuroanatomia di mammiferi e rettili in questo stadio è sufficiente per assolvere le funzioni vegetative e motorie integrate in un comportamento sociale elementare, di cui la paura fa parte. E’ un cervello molto semplice e arcaico, un archeopallio. Pertanto i primi uomini (seppure non ci sia mai stato un “primo” uomo) sperimentavano solo la paura ovvero l’istinto di protezione verso un agente esterno o un pericolo. Solo con l’evoluzione della coscienza complessa (e quindi prettamente umana) si è sviluppata l’elaborazione interna di un pericolo o di una paura, ovvero l’ansia. L’evoluzione dell’uomo a animale tecno-sociale che convive in grossi agglomerati urbani di individui non imparentati fra loro (società complesse), permise non solo di non distinguere più paura e ansia, ma persino di confondere l’una con l’altra.

La paura

La paura del dentista è molto più diffusa di quanto si pensi. Uno studio epidemiologico effettuato negli Stati Uniti da Agras e altri ha visto la paura del dentista al quarto posto dopo la paura dei serpenti, dell’altitudine e del temporale. Un altro studio sulle cause della paura di Fiset ha evidenziato nell’ordine l’altitudine, il traumatismo, il dentista, la morte, la malattia, i luoghi chiusi, volare in aereo, viaggiare da soli, il temporale e la solitudine. Se guardiamo anche a studi dei medesimi autori sulla intensità della paura lo scenario non si discosta andando in ordine decrescente di frequenza: paura del dentista, altitudine, morte, traumatismo, aereo, luoghi chiusi, malattia. Questi risultati (e molti altri che non cito) fanno concludere che l’odontoiatra può incontrare soggetti pazienti la cui paura è tale da interferire con il successo dello svolgimento delle terapie e con il benessere stesso della persona, in una relazione-a-due nella quale anche il dentista subisce questa tendenza come angosciante nei suoi medesimi confronti.  

L’ansia

Gli psicoanalisti definiscono l’ansia come una interazione fra le diverse parti della personalità. Gli psicologi la intendono come un vago sentimento che preannuncia l’arrivo di qualcosa di spiacevole. Altri psicologi vedono l’ansia in termini comportamentali, ovvero in relazione alle azioni dell’individuo, ad esempio, per quanto riguarda l’ansia del dentista, in funzione di quanto un paziente eviti la visita o il controllo come conseguenza degli stati emotivi e ansiosi. Sempre considerando le azioni (questa volta dell’operatore), molti studiosi hanno concluso che l’ansia deriva dalla paura delle azioni, ovvero della puntura e del trapano o sensazioni quali la claustrofobia, il soffocamento, l’impotenza, gli strumenti, la sala operatoria. Sussistono anche una serie di cause innate o irrazionali così come fattori comportamentali dell’odontoiatra stesso.