Istituto Di Ricerca e Formazione – Giorgio Magnano MD – Vittorio Magnano DDS, MSc, BSc

La Filosofia

Immagine A
Immagine B
Immagine C

Le 3 immagini che precedono questa introduzione al blog ci servono da guida per spiegare qual è la nostra filosofia e quale è il filo conduttore che porta avanti la nostra piccola azienda (perché anche di questo si tratta), ovvero 3 studi dentistici sotto un “brand”, Dental One, e un centro di ricerca sotto un altro “brand”, Stomatological Institute Genova. La mia (di Vittorio Magnano che sto scrivendo) è la terza generazione di dentisti in famiglia. Quando nel 1957 lo zio di mio papà apriva uno studio dentistico, l’abusivismo della professione era tutt’altro che infrequente. I guanti in lattice erano presenti nei cassetti ma non si usavano quasi mai ed era costume abbastanza diffuso che il dentista e i pazienti fumassero in studio. A quei tempi molti dentisti (o odontotecnici abusivi) avevano poca dimestichezza con l’anestesia e tranquillizzavano il paziente minimizzando il dolore, contribuendo a diffondere nella società la paura e l’ansia del dentista (visto che i pazienti sentivano in effetti dolore). Eppure gli tutti gli studi erano pieni di pazienti. Le sale d’attesa erano sempre grandi e colme di seggiole e “passare il pomeriggio dal dentista” non era così raro. Le agende (quando c’erano) erano piene, si documentavano raramente i casi clinici e le tecniche erano largamente apprese per sentito dire o per tentativi “prova-errore”. La generazione successiva, quella di mio papà, che ha operato dalla fine degli anni ’70 e sta terminando adesso, ha visto l’esplosione dell’odontoiatria scientifica, dell’implantologia, dei libri e dei corsi.

Oggi le tendenze sono cambiate. Chi pensa di portare avanti uno studio solo grazie al passaparola dei pazienti si trova spiazzato e molti dentisti si vedono in pratica costretti a lavorare in catene di centri in frachising. Giusto o sbagliato? Non sta a noi dirlo. Sta di fatto che il mondo è cambiato e dobbiamo stare al passo con i cambiamenti.

Un dentista che lavora bene il paziente lo “tocca” una volta, nel senso che chiude un piano di cura in un settore o area della bocca e quell’area non necessita di essere trattata per 10 anni. Da Dental One tutti i lavori sono garantiti 10 anni dal momento della consegna del definitivo (che spesso è il medesimo avvitato all’impianto il giorno stesso della chirurgia), dalla corona singola fino al circolare su impianti.

Come si prevede il successo dei trattamenti per garantire lavori 10 anni e “toccare” il paziente il minimo possibile delle volte dormendo sonni tranquilli?

Immagine A: Previsualizzazione, odontoiatria computer-guidata e non chirurgo-guidata, mini-invasività.

Con la tecnologia oggi si possono ottenere benefici di precisione e mini-invasività impensabili solo che fino a 10 anni fa. L’euristica della overconfidence gioca un ruolo importante nelle nostre decisioni, sovrastimando le nostre capacità. Cosa succede se abbiamo un intervento di “all-on-4” la mattina dopo una notte insonne? La nostra attenzione e precisione non possono essere le medesime rispetto a quando abbiamo dormito 9 ore. Come può essere sicuro il chirurgo di avere messo i due impianti inclinati in osso nativo con 2 mm di osso a circondare l’impianto? Fa la CBCT conebeam dopo aver inserito ogni impianto o con i pin di parallelismo? Oggigiorno, il paziente ha il diritto di essere sicuro che la mano del chirurgo guida solo la fresa in una osteotomia già programmata a priori su una immagine radiologica tridimensionale. In questo scenario, il chirurgo non può “sbagliare” perché le mascherine chirurgiche guidano l’inserimento dell’impianto secondo un progetto studiato nelle settimane antecedenti l’intervento da un team di odontoiatri (fra cui il chirurgo stesso), odontotecnici, e ingegneri informatici.

Immagine B: Gestione dei tessuti molli e duri perimplantari

Su ogni nostro preventivo, anzi su ogni piano di cura, implantare vi è sempre la voce “gestione dei tessuti molli e duri perimplantari”. Come avviene questa gestione? Avviene in seconda fase chirurgica, al momento della scopertura o a 2 mesi dalla consegna del carico immediato. Se la quantità di gengiva cheratinizzata non è sufficiente (i.e. <2 mm) si fa un innesto epitelio-connettivale e si punta a ottenere 5 mm di tessuto cheratinizzato intorno gli impianti (come nel caso della foto). Questa condizione perimplantare è la più stabile nel tempo, in quanto il paziente riesce a mantenere una adeguata igiene e in tutta l’unità implanto-protesica vi sono un sigillo e una protezione maggiori.

Immagine C: La gnatologia come dolore orofacciale e l’implantologia

L’applicazione dei concetti di stabilità e di prevenzione del dolore orofacciale sono di importanza nella moderna perio-implantologia, che non solo è l’implantologia che guarda anche ai tessuti intorno all’impianto ma è anche l’implantologia che guarda le complicanze neurologiche di una compressione di un nervo, la causalgia minore, il conflitto del canale sinuoso, il dolore simpatico mantenuto, l’allodinia chirurgicamente indotta, la sindrome della bocca urente. Ma è anche l’implantologia che guarda la protesi, elemento essenziale del successo a breve, medio e lungo termine, con la prevenzione e la gestione del senso occlusale positivo. E per finire è l’implantologia che tiene conto del bruxismo come fattore di rischio implanto-protesico.

Cari colleghi, di questo e altro parleremo in questo blog dove avremo modo di confrontarci e di capire insieme come funziona l’odontoiatria del nuovo millennio.

A presto,

Vittorio Magnano

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