Istituto Di Ricerca e Formazione – Giorgio Magnano MD – Vittorio Magnano DDS, MSc, BSc

Autore: Alessandro Isoardi

La pianificazione digitale di due impianti con il grande rialzo del seno mascellare

Grande rialzo seno mascellare

Il grande rialzo del seno mascellare: tecniche a confronto e come limitare le complicanze

Introduzione

Il grande rialzo del seno mascellare e la GBR (Guided Bone Regeneration) hanno ormai dimostrato di avere indici di successo molto alti. Uno studio retrospettivo multicentrico condotto su 123 impianti dopo un carico da 1 a 5 anni ha mostrato un 97,5% di successo. Ancora, una revisione sistematica che comprendeva l’inserimento in osso rigenerato di 9265 impianti ha mostrato un successo del 91,93%. E’ inutile dire che il successo clinico del grande rialzo di seno dipende da una meticolosa analisi di fattori di rischio come le ostruzioni nasali, eventuali traumi pregressi alla faccia, le infezioni al seno pregresse, presenza di sintomi allergici, anomalie del gusto e dell’olfatto, disturbi respiratori cronici e precedenti interventi al seno mascellare. Vediamo adesso la tecnica corretta e alcune varianti da tenere come possibilità alternative.

Tecnica chirurgica

Incisione del lembo

L’incisione del lembo deve essere a spessore totale e, in genere e se non sono necessarie procedure rigenerative extrasinusali simultanee, al centro della cresta con la lama del bisturi perpendicolare e a contatto con il piano osseo.

Incisione verticale

Per l’incisione verticale il punto di partenza dipende dall’estensione mesio-distale del seno mascellare e dalla presenza o assenza di denti adiacenti

Disegno della boccola ossea di accesso

Il disegno della boccola può essere svolto per “deflessione” spingendola all’interno del seno insieme alla membrana, per “erosione” quando lo spessore osseo è molto sottile o vi è una difficoltà nell’accesso chirurgico, oppure per “rimozione” (personalmente quella che utilizzo di più) che permette di riadattarla a completare la chiusura a dell’antrostomia a fine chirurgia.
Disegno della boccola ossea
Una antrostomia per “rimozione” della parete ossea di accesso al seno mascellare
parete ossea dell'antrostomia
La parete ossea dell’antrostomia rimossa e pronta ad essere ricollocata

PIezochirurgia vs. strumenti rotanti da manipolo dritto

Entrambe le tecniche per il disegno dell’antrostomia hanno vantaggi e svantaggi. La piezochirurgia ha il vantaggio di una estrema precisione e di preservare e non danneggiare eventuali strutture nobili come vasi o nervi che dovessimo incontrare nel percorso (possibilità che dovrebbe essere già stata comunque analizzata in CBCT Cone Beam). E’ però piuttosto lenta nell’esecuzione. Gli strumenti rotanti sono più veloci ma richiedono maggiore esperienza e una “mano”più delicata.

Preparazione dell’antrostomia

Macroantrostomia

Una antrostomia grande (macroantrostomia) facilita l’accesso chirurgico e il sollevamento della membrana però comporta una diminuzione dei gettoni vascolari provenienti dalla grande parete rimossa e una minore stabilità dell’innesto con maggior rischio di dislocazione del biomateriale.

Microantrostomia

Una antrostomia più piccola (microantrostomia) d’altra parte è più conservativa, conferisce un maggior supporto vascolare, una guarigione più veloce e minor rischio di dislocazione dell’innesto osseo. Necessita però di più esperienza e la visione del sito chirurgico è più difficoltosa.

Elevazione e distacco della membrana sinusale

L’evasione e distacco della membrana sinusale è una fase fondamentale che necessita la massima attenzione e l’utilizzo di strumenti affilati per lo più manuali (esistono inserti anche per la piezochirurgia per questa fase). Si comincia il distacco della membrana dalla parete mesiale all’antrostomia e si procede verso distale.

Inserimento dell’innesto

Segue anch’esso un protocollo. Si comincia con l’inserimento di una membrana in collagene a proteggere la membrana sinusale da eventuali perforazioni che l’innesto osseo potrebbe causare una volta inserito. La membrana in collagene ha anche uno scopo riparativo qualora accidentalmente la membrana sinusale si perforasse nelle procedure di preparazione (antrostomia + elevazione della membrana)
inserimento dell’innesto rialzo seno mascellare

Sarebbe bene che il biomateriale collagenato venisse trattato a formare un “blocco”, magari con l’aiuto di concentrati piastrinici (vedi foto sottostante), ricchi di fattori di crescita. L’innesto è più immobile e stabile e la guarigione facilitata.

concentrati piastrinici rialzo seno mascellare

Una volta “zeppato” il biomateriale possiamo richiudere l’antrostomia o con la parete ossea rimossa più una membrana in collagene o semplicemente con una membrana in collagene meglio se in più strati.

Le membrane di concentrati piastrinici, ancora una volta, ci aiutano a sigillare con un ultimo strato, sopra le membrane in collagene, la chiusura dell’antrostomia.

Se questa tecnica viene supportata da una pianificazione digitale (così come avviene per le protesi totali avvitate su impianti) e dal confezionamento di una dima che ci indica i bordi esatti dell’antrostomia, avremo utilizzato la tecnologia per il bene nostro e del paziente, minimizzando i rischi chirurgici e di pianificazione che sono insiti nell’errore umano.

La pianificazione digitale di due impianti con il grande rialzo del seno mascellare
La pianificazione digitale di due impianti con il grande rialzo del seno mascellare simultaneo
stampa 3D di un modello stereolitografico
La stampa 3D di un modello stereolitografico dell’anatomia del paziente e della dima chirurgica per il disegno preciso dell’antrostomia e della guida per l’inserimento degli impianti

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Alloggiamento del condilo secondo i dettami della gnatologia classica

Concetti di relazione centrica fra passato e presente

Concetti di relazione centrica fra passato e presente

Definizione relazione centrica

Per anni la gnatologia classica ha basato tutta la sua filosofia, e quindi la terapia, sul concetto dell’asse cerniera terminale.

Ciò significa che si riteneva ideale fare corrispondere la massima intercuspidazione dei denti alla posizione più retrusa dei condili nella fossa glenoide (detta anche relazione centrica).

La relazione centrica veniva definita come “la posizione non forzata e più retrusa dei condili nella fossa glenoide dalla quale si possono compiere movimenti laterali a qualsiasi punto di apertura della bocca” (dal <<Glossary of Prosthodontic Terms>>).

Altre definizioni di relazione centrica si riferivano alla posizione del condilo “più crinale, più retrusa e più mediale nella fossa glenoide”.

Con i condili fermi in tale posizione retrusa (chiamata anche di asse cerniera terminale) la mandibola può compiere un movimento di apertura e chiusura simile ad un arco di cerchio avente il centro di rotazione nei condili.

Si pensava allora che quando i condili sono in questa posizione la muscolatura e l’A.T.M. siano in una condizione funzionale ottimale.

Ora vediamo il perché. La figura 1 dimostra la direzione risultante sul condilo (freccia R) delle forze esercitate dai muscoli della chiusura temporale (TP), massetere e pterigoideo interno (MS-PI).

Tale risultante, come si può notare, tende ad alloggiare i condili nella fossa in una posizione supero-anteriore contro l’inclinazione posteriore dell’eminenza, nonostante che alcune fibre del temporale (che rappresentano però solo una minoranza rispetto a tutte le altre) siano orientate posteriormente.

Anche in una situazione di riposo della mandibola il tono degli stessi muscoli tende ad alloggiare i condili nella medesima posizione nella fossa; diventa importante a questo punto anche l’attività dello pterigoideo esterno inferiore (avente un’azione protundente sul condilo).

Nella posizione di riposo il disco articolare deve essere propriamente interposto tra il condilo e l’eminenza in posizione leggermente avanzata fino a quando lo permette il suo bordo posteriore spesso.

Se in questa posizione interviene una forte contrazione dei muscoli elevatori, la posizione del condilo non muta ma interviene solo una piccola rotazione posteriore del disco articolare.

Relazione concentrica

Se, in accordo coi concetti della gnatologia classica, si alloggiasse il condilo nella posizione postero-superiore più retrusa nella fossa interverrebbero due fattori negativi:

  • La sfavorevole disposizione di condilo, disco ed eminenza rispetto alle forze di chiusura,
  • La compressione del condilo sull’aspetto posteriore del disco e sul tessuto retrodiscale.

Poiché il tessuto retrodiscale è altamente vascolarizzato e rifornito abbondantemente di fibre nervose, non è strutturato per sopportare adeguatamente delle pressioni.

Perciò quando le forze vengono esercitate in questa zona vi è grande possibilità di generare dolore o distruzione dei tessuti (ovviamente a lungo termine).

Da un punto di vista anatomico si può notare la grande sottigliezza dell’aspetto postero-superiore della fossa mandibolare relativamente a quello antero-superiore che è molto più spesso.

Alloggiamento del condilo secondo i dettami della gnatologia classica

Inoltre, i tessuti molli sottostanti allo strato fibroso superficiale articolare (e cioè il mesenchima indifferenziato, lo strato iperplastico, ipertrofico e quello cartilagineo) sovrastanti il tessuto osseo esibiscono un maggior spessore nella parte antero-superiore del condilo e posteriore dell’eminenza.

Queste caratteristiche anatomiche e istologiche stanno a dimostrare quali siano le zone più appropriate a sopportare gli stress occlusalmente generati.

Per di più la posizione postero-superiore del condilo nella fossa (come ottenuta secondo le manovre manipolative della gnatologia classica), determinando una compressione del tessuto retrodiscale, predispone l’A.T.M. ai disturbi del tipo della dislocazione distale.

Posizioni muscolo-scheletricamente stabili

Vediamo ora di collegare le due posizioni (postero-superiore ed antero-superiore) alla fisiologia dell’A.T.M. per comprenderne bene i relativi vantaggi e svantaggi clinici.

Nella posizione di riposo della mandibola lo spazio intra-articolare è leggermente allargato ed il disco è ruotato in avanti, a causa del tono del muscolo pterigoideo esterno superiore, fino a quando lo permettono sia la pressione intra-articolare che lo spessore del bordo posteriore del disco.

Quando i muscoli elevatori si contraggono con forza, il disco ruota leggermente indietro e il condilo si alloggia contro la sua parte sottile che si interpone così tra lo stesso e l’eminenza.

Come abbiamo visto, il condilo rimane infatti alloggiato nella parte supero-anteriore della fossa appoggiato all’inclinazione posteriore dell’eminenza.

In questa posizione le strutture articolari, oltre ad esibire la massima stabilità, si trovano nella condizione ottimale per sopportare le forze esercitate dalla muscolatura.

La massima intercuspidazione dei denti dovrebbe quindi corrisponderle perfettamente.

Da ciò deriva la definizione attuale di relazione centrica che viene considerata come “la posizione più anteriore e superiore dei condili nella fossa con il disco propriamente interposto”.

Questa posizione viene ritenuta quella muscolo-scheletricamente più stabile e quella corrispondente ad un ottimale equilibrio neuro-muscolare.

È importante sottolineare a questo punto come la posizione condilare secondo la definizione esposta prima venga raggiunta clinicamente manipolando la mandibola con la tecnica bimanuale di Dawson (fig. 3).

Malocclusione e dislocazione del disco articolare

Nel caso in cui (per via della posizione distale del condilo come determinata dalle manovre gnatologiche o a causa di una malocclusione) la massima intercuspidazione spinga il condilo troppo supero-posteriormente, si verifica una disarmonia tra la posizione condilo-disco-fossa determinata dai muscoli e quella determinata dall’occlusione dentale.

Al termine di ogni colpo masticatorio infatti (prima di qualsiasi contatto tra i denti) accade che i rapporti tra i componenti denti dell’A.T.M., come muscolarmente determinati, siano corretti, essendo il disco interposto con la sua parte sottile tra le due superfici ossee.

Quando interviene la massima intercuspidazione, una nuova ed irresistibile forza diventa la determinante finale della posizione del complesso disco-condilo.

Tale forza sopravanza l’effetto dell’azione muscolare che ha agito fino a questo momento (fig. 4).

spostamento distale della mandibola

Durante la fase di schiacciamento terminale, quando l’esplicazione della forza muscolare è massima e il disco è immobilizzato contro la superficie temporale, il condilo viene spostato distalmente comprimendo il disco.

Lo pterigoideo esterno inferiore può cercare di ostacolare tale movimento entrando in contrazione; un danno può essere provocato alle fibre orizzontali interne del legamento tempo-mandibolare e ai legamenti collaterali.

Il condilo può allora incunearsi nel tessuto retro-discale dando origine ai sintomi della dislocazione distale.

 

Relazione centrica e problemi muscolari

Se all’applicazione della forza viene interessata qualche zona riccamente innervata possono insorgere dolori alla masticazione ed instaurarsi problemi muscolari tipo splinting o spasmi difensivi.

Se consideriamo l’A.T.M. sana, si può notare che esiste una certa libertà di movimento posteriore rispetto alla posizione muscolo-scheletrica più stabile, mentre i condili rimangono nella loro posizione maggiormente elevata.

Tale libertà antero-posteriore (che viene sfruttata nella cosidetta centrica lunga che permette una libertà orizzontale anteriormente alla centrica retrusa) varia secondo la salute delle strutture articolari.

Nelle articolazioni sane è permesso un piccolissimo movimento posteriore (1 mm o meno) che viene limitato dalle fibre orizzontali interne del legamento temporo-mandibolare (fig. 5).

spostamento orizzontale antero-posteriore

Appunto nell’ambito di tale piccolissima distanza sta’ la differenza tra la posizione determinata dalle manovre retrudenti (tipo gnatologico) e quella ottenuta con la tecnica bimanuale di Dawson.

Se intervengono fattori patologici nelle strutture della giuntura la libertà antero-posteriore può aumentare.

Il problema, quindi, non consiste in danni da compressione ma è di natura muscolare.

Per posizione il condilo in basso e in avanti lungo l’inclinazione posteriore dell’eminenza, il muscolo pterigoideo esterno inferiore deve contrarsi.

Nello stesso tempo la forza applicata al condilo dai muscoli elevatori (ovviamente quando ciò sia richiesto dalla funzione) agisce in una direzione superiore e leggermente anteriore con la tendenza, già considerata, di alloggiare il condilo nella sua posizione supero-anteriore più stabile. Queste due forze non sono conciliabili perché lo pterigoideo esterno inferiore è costretto a lottare contro le forti forze dei muscoli della chiusura per stabilizzare il condilo. Questo tipo di attività antagoniste porta facilmente ad affaticamenti e a disordini muscolari specialmente a carico dello pterigoideo esterno che è molto più debole degli elevatori. Quindi non sembra che una posizione avanzata sia compatibile con una posizione di riposo muscolare e non può quindi essere considerata la più fisiologica e favorevole.

Bite e relazione centrica

Occorre tenere particolarmente presente questo fatto quando si deve ricostruire l’occlusione dopo aver fatto portare al paziente una placca di svincolo fornita di vallo di riposizionamento (in caso di problemi all’A.T.M.) che spesso alloggia il condilo lungo la parte posteriore dell’eminenza. In questi casi la posizione terapeutica avanzata a volte viene accettata favorevolmente (anche oltre ogni più rosea previsione) dal sistema neuro-muscolare del paziente; altre volte è necessario retrudere la mandibola quasi alla posizione di partenza in quanto il paziente non si adatta a quella nuova. È possibile che il meccanismo da cui dipende l’accentazione o meno della posizione terapeutica risieda nella maggiore o minore contrazione a cui deve andare incontro lo pterigoideo esterno inferiore (oltre alla variabile adattabilità individuale neuro-muscolare). Si può concludere che la posizione supero-anteriore del condilo che riposa contro l’inclinazione posteriore dell’eminenza con il disco articolare interposto, sia la più accettabile anatomicamente (dato il grande spessore dei tessuti articolari su cui viene esercitata la forza) e fisiologicamente. Oltretutto essa presenta il vantaggio protesico di essere riproducibile, essendo il condilo in una posizione supero-anteriore di bordo; può permettere infatti (tramite la manovra bimanuale di Dawson) un movimento terminale di cerniera. Essa soddisfa quindi il primo principio di una occlusione funzionale ottimale.  

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La terapia del click reciproco

Disturbi da interferenza del disco o click mandibolari​

Disturbi da interferenza del disco o “click mandibolari”

Cos’è il click mandibolare

La maggior parte dei disturbi da interferenza del disco, volgarmente chiamati “click” dipende da anomale posizioni del condilo dentro la fossa glenoide (dislocazioni condilari), ma spesso il disco si sposta dalla sua sede corretta anche in assenza di malposizioni condilari. L’eziologia può essere occlusale, traumatica, o anche funzionale, ma tra le cause occorre annoverare anche dismorfismi delle parti articolari ossee o lassità legamentose. La dislocazione del disco può essere reversibile o irreversibile o cronico. In quest’ultimo caso si parlerà di “blocchi articolari” (locking). Ci occupiamo adesso soltanto dei disturbi da interferenza del disco reversibili che, brevemente e in modo peraltro impreciso, vengono compresi sotto la parola “click”.

Click reversibili

Ci rifacciamo alla descrizione clinica che William Farrar diede di “internal derangement”: “Uno spostamento anteriore (antero-mediale) del disco articolare associato (o meno) con una dislocazione posteriore o postero-superiore del condilo a bocca chiusa “. Questa definizione, pur abbastanza estensiva, non comprende la totalità delle possibili malposizioni condilo-discali, ma soltanto la più frequente. L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) necessita, come qualsiasi altra, della stabilità dei capi articolari in maniera che si verifichi lo scorrere reciproco ed armonioso durante la funzione. Nell’apertura della bocca il condilo compie una fase di movimento rotatoria ed una fase traslatoria. La fase rotatoria avviene a carico dello scomparto inferiore dell’articolazione, ossia la parte condilo-discale. Il movimento traslatorio avviene invece per lo spostamento del complesso disco-condilo lungo e sotto l’eminenza articolare, fino al raggiungimento della massima escursione quando tutto il complesso disco-condilo viene a trovarsi sotto il tubercolo articolare.

La fase traslatoria vede pertanto lo scorrimento delle parti articolanti dello scomparto superiore dell’articolazione, ossia la parte superiore del disco e la volta della fossa-eminenza.

Durante il movimento di apertura della bocca il condilo trasla dunque in avanti e la lamina retrodiscale elastica superiore si attiva ruotando posteriormente il disco sul condilo.

La pressione intra-articolare mantiene il condilo contro la parte intermedia sottile del disco.

Successivamente, durante la chiusura della bocca, la stessa pressione intra-articolare unita al tono dello pterigoideo esterno superiore e alla moderata tensione della lamina retrodiscale, mantengono il disco nella giusta postura sopra il condilo, con una progressiva ed armonica retro-rotazione rispetto alla fossa ed antero-rotazione rispetto al condilo.

A bocca chiusa se la pressione intra-articolare aumenta (per esempio per la deglutizione o per serramento dei denti), il condilo si assesta ulteriormente spingendo leggermente il disco indietro.

Esiste quindi una sorta di continuo autoposizionamento fra disco e condilo in relazione alla pressione intra-articolare e all’azione muscolare.

I legamenti non partecipano attivamente all’azione articolare, ma ne limitano le escursioni estreme .

Nell’internal derangement la sequenza degli spostamenti articolari brevemente menzionati risulta in qualche modo alterata.

Il risultato è un’anomala posizione del disco rispetto al condilo e alla fossa glenoide.

Situazioni disfunzionali

Schematicamente si possono differenziare tre situazioni disfunzionali. Esse sono :
  •       Lo spostamento funzionale del disco articolare
  •       Il click reciproco
  •       La dislocazione funzionale del disco articolare
A ciò si possono aggiungere il locking o blocco articolare acuto e cronico che però sono irreversibili e di cui, perciò, non tratteremo in questa sede. Prima di argomentare i vari tipi di disfunzione, è doveroso fare una premessa di massima, che andrà rianalizzata di volta in volta a seconda del singolo caso clinico. E cioè che: qualsiasi disfunzione dell’ATM che non comporti limitazione funzionale o dolore, ovvero disagio per il paziente (se il rumore da fastidio), non va trattata, specialmente in pazienti di oltre trent’anni di età.

Spostamento funzionale del disco articolare

Questa condizione si verifica in presenza di lievi alterazioni morfologiche del disco associata o no a un modico allungamento dei legamenti collaterali e in genere ad un ipertono della muscolatura estensoria (ossia della chiusura) e dello pterigoideo esterno capo superiore, ad essa agonista. L’eziologia è multifattoriale. L’occlusione dei denti ha un ruolo, seppur non essenziale, seguita dai traumatismi, da abitudini viziate o parafunzioni e da lassità legamentosa. L’esordio della patologia è in genere assai lento e subdolo; la diagnosi precoce è quindi spesso difficile, ma determinante per contenere, se necessario, le eventuali evoluzioni negative. Lo spostamento discale si verifica più frequentemente in direzione antero-mediale, seguendo il vettore di azione dello pterigoideo esterno. Teniamo a precisare però che lo spostamento del disco riguarda la sua situazione sul condilo che peraltro rimane conservata. Ossia il disco si sposta sulla testa del condilo, ma vi rimane pur sempre adagiato; semplicemente ruota e cambia posizione, ma non abbandona la sua sede. Lo spostamento del disco è in genere parziale, ossia si verifica a carico di un solo polo condilare. Generalmente il primo a scoprirsi è il polo laterale del condilo. Se la lesione progredisce, a poco a poco si scopre anche la parte centrale e in seguito la mediale del condilo, fino a che lo spostamento discale diviene totale. Si parlerà allora di dislocazione del disco che, se diventa irreversibile, si chiama “locking cronico”. All’inizio lo spostamento apparirà in linea di massima durante i movimenti funzionali, tendendo i legamenti già allungati e sofferenti. Durante l’apertura della bocca il condilo riscivola sotto la porzione intermedia del disco e la situazione si normalizza. Il corretto riallineamento del disco sul condilo può causare un click, dovuto al condilo che per trovare la posizione corretta deve superare una sporgenza, una specie di cresta, che può essersi formata nella superficie discale inferiore . Spesso la bassa pressione articolare non evidenzia alcun click che può invece comparire qualora la chiusura forzata dei denti aumenti la pressione il condilo sotto il disco.  Il paziente riferirà un lieve rumore in apertura, in genere molto tenue e precoce, senza dolore, udibile soltanto saltuariamente e dopo periodi di bocca chiusa (per esempio al risveglio).

La terapia dello spostamento funzionale del disco articolare

La terapia dal punto di vista occlusale si ottiene con l’uso del bite che ha la primaria funzione di assicurare stabilità occlusale e di far rilassare la muscolatura in modo rapido e reversibile. Ci si avvale di un bite piatto, superiore o inferiore a seconda del tipo di occlusione, equilibrato perfettamente in occlusione abituale e nei movimenti eccentrici, che andrà portato ad intervalli o solo la notte, a seconda dell’insorgenza del disturbo.

Il click reciproco 

Il click reciproco è una fase di aggravamento rispetto alla disfunzione sopra descritta, i fattori patogenici sono pur essi un aggravamento dei precedenti, cioè parafunzioni, lassità legamentosa, fattori traumatici e, in ultimo, malocclusione. Le principali caratteristiche del click reciproco sono : L’emissione di un primo rumore, che può verificarsi in ogni punto dell’apertura ed è tanto più tardivo (di grado più elevato) con l’aggravamento del quadro. L’emissione di un secondo click (reciproco) che avviene in chiusura e più vicino alla posizione di bocca chiusa (di grado basso). Per inciso ricordiamo che per “grado” si intende la misura in mm dell’apertura a livello interincisale espressa con un numero che indica appunto il grado. Per esempio un click che compare a 20 mm di apertura, sarà di grado 2. A 25 mm sarà di grado 2 e mezzo e così via. In genere il grado del click in chiusura, se presente, è 1 o frazioni di 1. In apertura è variabile, ma, al di sopra del 2, si deve parlare di dislocazione del disco. E’ importante specificare che la ricattura del disco dislocato può avvenire non solo con la produzione di un rumore bensì anche con lievi deviazioni della mandibola lungo il tragitto di apertura e di chiusura. Ciò avviene perché il condilo, anziché ricatturare il disco superando di colpo il bordo, lo aggira. 

La terapia del click reciproco

La terapia del click reciproco si fonda sul riposizionamento mandibolare che si conduce con l’uso del bite col vallo di riposizionamento, che ha lo scopo di costringere il paziente a chiudere la bocca in posizione terapeutica, cioè in assenza di click. Ultimamente la tecnica del riposizionamento mandibolare tramite i bite con vallo è confinata a casi particolarmente favorevoli (nelle posizioni e condizioni terapeutiche), o sfavorevoli (nella clinica) e soltanto in pazienti giovani (sotto i venti anni di età) e in cui sia programmato un trattamento ortodontico per altri motivi, o in cui siano presenti blocchi recidivanti o dolore.
La terapia del click reciproco
Il click reciproco. Come si vede, il disco articolare rappresentato in blu rimane più o meno in posizione fra condilo e fossa durante tutto il movimento. Il quadro clinico non è allarmante e il click può avvenire in qualunque momento in apertura e in chiusura vicino alla posizione di bocca chiusa

Dislocazione funzionale del disco articolare

La fase successiva rappresenta una transizione verso il blocco articolare cronico. L’aggravamento progressivo riguarda sempre le stesse strutture, in questa fase il disco risulta dislocato completamente in avanti e medialmente, salvo recuperare il disco nei momenti di massima apertura, con produzione di un forte schiocco di grado elevato, più o meno associato a lieve deviazione mandibolare. Questa condizione viene detta: ”dislocazione funzionale del disco con riduzione”. Il click in chiusura è quasi sempre ben evidenziabile, anche se di grado basso. Il dolore, se presente, è dovuto allo stiramento del tessuto retrodiscale, dei legamenti o della capsula, ed è assente in genere a riposo. Può presentarsi anche a riposo qualora sia presente stringimento dei denti o bruxismo, perché allora il carico si verifica a carico del legamento bilaminare posteriore che può essere ancora vascolarizzato e innervato. Ricordiamo inoltre che qualsiasi articolazione, anche sana, se sottoposta a carico eccessivo per lunghi periodi, può dolere. Con il progressivo cronicizzarsi della situazione il dolore diminuisce perché l’innervazione nei legamenti allungati e compressi viene perduta. In questi casi è sempre presente e ben evidenziabile in qualsiasi immagine diagnostica una dislocazione distale e superiore del condilo con diminuzione dello spazio retrocondilare. In generale si può concludere che nell’ internal derangement il disco viene dislocato in direzione opposta rispetto a quella in cui si sposta il condilo. Pertanto quando il condilo si dirige posteriormente il disco va anteriormente. Se il condilo va medialmente o lateralmente, il disco va rispettivamente lateralmente o medialmente.

La terapia della dislocazione funzionale del disco

La terapia della dislocazione funzionale del disco articolare consiste nella non attivazione del rumore (click), ottenibile volontariamente da parte del paziente limitando l’apertura della bocca appena prima che il click avvenga, cosa abbastanza agevole in quanto il click si verifica ad aperture mediamente più elevate di quelle funzionali. Se il paziente esegue diligentemente questa limitazione, in genere nel giro di un mese la ricattura del disco diventa quasi impossibile, un po’ per ulteriore allungamento dei legamenti, un po’ per una certa contrazione miostatica dei muscoli che limitano il range  di apertura e infine per un certo dismorfismo delle superfici articolari del disco non più attivate. In pratica si pilota la dislocazione funzionale del disco verso il locking cronico. Questa operazione è chiamata “meniscectomia clinica incruenta“. Essa va ovviamente supportata dalla eliminazione di tutti quei fattori che possono aver causato o favorito la disfunzione, e dalla riduzione di ogni parafunzione dannosa. Soltanto in questo caso sarà possibile il recupero funzionale dell’articolazione tramite la fibrotizzazione del legamento bilaminare posteriore che diventerà uno pseudo-disco. L’uso del bite piatto durante tutta la fase di preparazione della meniscectomia incruenta è senz’altro raccomandabile insieme con la consuetudine di masticare il cibo preferibilmente dalla parte dell’articolazione da cronicizzare.
Dislocazione funzionale del disco. L’aggravamento progressivo della disfunzione articolare fa sì che nell’immagine, apparentemente simile alla precedente, il disco in azzurro risulti dislocato completamente in avanti e venga recuperato nei movimenti di massima apertura provocando un forte “schiocco”
Bite in commercio

Placca di michigan

La placca di Michigan

Scopri quello che c’è da sapere sulla placca di Michigan o “bite”.

Cos’è il bite

Il bite è un apparecchio rimovibile in resina dura che, ricoprendo totalmente o parzialmente le arcate dentali e le superfici occlusali dei denti, ne elimina tutti i contatti diretti. Concettualmente tuttavia si può definire “bite” qualsiasi oggetto posto fra i denti che ne impedisca il contatto, come per esempio un semplice rullo di cotone. In effetti, qualora un contatto dentale abnorme in quantità (parafunzioni) o in qualità (malocclusioni) o entrambi, induca una disfunzione o una patologia clinicamente rilevabile come muscolare, articolare o mista, è intuitivo che basta impedire detto contatto abnorme e sostituirlo con un alternativo, per dare immediato sollievo al paziente.

Bite in commercio

Esistono una moltitudine di ”bite” commerciali preconfezionati e facilmente adattabili a tutti i pazienti e, almeno inizialmente, più o meno tutti funzionano. Si tratta in questi casi di bite cosiddetti intercettivi che impedendo il contatto dentale, quale che sia la loro foggia o consistenza, eliminano in modo rapido la noxa patogena. Indubbiamente se noi frapponiamo in un’occlusione disfunzionale uno spessore, l’occlusione non c’è più e inoltre il repentino cambiamento dello schema occlusale abituale spezza gli engrammi muscolari consueti, disorientando il sistema neuromuscolare e interrompendo o alleviando temporaneamente le eventuali parafunzioni. Da ciò deriva il repentino miglioramento dei dolori in tutti i pazienti cui sia applicato un bite. Di questi bite commerciali intercettivi, si può con profitto avvalere anche il fisioterapista che si trovi per la prima volta al cospetto di un paziente di cui si sospetti una noxa patogena occlusale. Come terapia d’urgenza e provvisoria, uno di detti bite può essere consigliato al paziente in attesa di diagnosi medica.
Bite in commercio
Bite intercettivi in commercio: morbidi, duri, completi, segmentari, piatti, indentati, superiori, inferiori etc.

Tuttavia tramite il bite noi abbiamo la preziosa possibilità non solo di intercettare il disturbo, ma anche di impostare in maniera altrettanto rapida, relativamente economica e quel che più conta, inizialmente reversibile, future determinanti della terapia occlusale definitiva.

In altre parole, l’odontoiatra ha, tramite il bite, la possibilità di svitare via in un attimo l’occlusione e la funzione deviante, sostituendola immediatamente con una funzionale e stabile.

Alla luce di quest’ultima affermazione risulta chiaro che il bite non basta più sia “qualcosa” fra i denti, ma deve essere “ una cosa ben precisa fra i denti che dia innanzitutto stabilità alla mandibola sulla mascella e permetta di impostare, collaudare ed eventualmente modificare una nuova funzione occluso-masticatoria.

Si passa pertanto dal concetto di bite terapeutico che allora deve rispondere a ben precise esigenze.

Bite terapeutici

Il bite terapeutico si divide in due tipi:
  • Il bite di stabilizzazione
  • Il bite di riposizionamento

Bite di stabilizzazione 

E’ ormai universalmente accettato che il bite di stabilizzazione è piatto, totale, possibilmente applicato all’arcata superiore, o comunque all’arcata meno stabile. Esso deve essere applicato ed equilibrato nella bocca del paziente dal dentista, perfettamente e con assoluta precisione, badando che riceva un contatto simultaneo tra i denti dell’arcata antagonista e che abbia delle guide durante i movimenti eccentrici, lateralmente a carico dei canini e anteriormente a carico degli incisivi e dei canini, oppure soltanto dagli incisivi, o anche solo dai canini, basta che le guide siano simmetriche rispetto alla linea mediana dei denti e che non provochino deviazioni disimmetriche durante i movimenti guidati in appoggio. Non ci soffermiamo sui particolari tecnici di equilibratura del bite, né sulla sua gestione terapeutica, in quanto queste operazioni sono a carico assoluto del medico e non del fisioterapista, il quale deve soltanto conoscerne la definizione e il significato. Il bite di stabilizzazione si usa nelle patologie croniche dell’ATM e nella cronicizzazione delle dislocazioni funzionali del disco articolare . Si usa inoltre in tutta la patologia muscolare, posturale discendente, miofasciale, parafunzionale varia e nel bruxismo In tutte queste patologie, gli esercizi fisioterapici e le eventuali manovre di mobilizzazione, vanno eseguite con il bite in bocca.
BITE DI STABILIZZAZIONE
Un bite di stabilizzazione equilibrato con le cuspidi di centrica, la guida canina e la guida protrusiva

Bite di riposizionamento 

Il bite di riposizionamento, come dice la parola, serve a riposizionare la mandibola qualora la posizione imposta dall’occlusione sia gravemente disdicevole alla salute soggettiva o oggettiva del paziente. Esso consiste in un bite in genere superiore con vallo tondeggiante sulla sua parte anteriore che, andando ad interferire sulla abituale linea muscolare di chiusura urtando sui denti anteriori inferiori, imponga alla mandibola una nuova posizione di chiusura, in genere, ma non necessariamente, leggermente avanzata rispetto all’abituale originaria disfunzionale . Siccome questo bite è in genere antiestetico e fastidioso e in svariati eventi patologici va portato 24 ore su 24, anche ai pasti, il medico può, su richiesta del paziente, confezionare anche un secondo bite inferiore indentato con la resina in modo da imporre la stessa posizione del superiore col vallo, da portare non ovviamente insieme ma “ invece” del superiore durante la veglia e i pasti, confinando l’uso del superiore ai periodi di sonno. Il bite di riposizionamento si usa quasi esclusivamente nella prima fase (tre, quattro mesi) della terapia dei click reciproci e, ma questa volta non sempre, ma ad intervalli, nella infiammazione del tessuto retrodiscale, quando occorra scaricare le aree lese endoarticolari da pressioni condilari. In genere, durante i riposizionamenti, non si praticano fisioterapie aggiunte, in quanto si tratta di fasi transitorie con posture mandibolari ipercorrette. Tuttavia, qualora il medico ne prescriva, esse vanno eseguite col bite in bocca. Date queste linee guida generali sui bite, c’è da sottolineare che oggigiorno il ruolo del bite di riposizionamento è stato messo in discussione dalla comunità scientifica internazionale e spesso i disturbi possono migliorare con terapie che mantengano la posizione originale del condilo nella fossa glenoidea attraverso l’uso di bite di stabilizzazione e di terapie “biopsicosociali”
IL BITE DI RIPOSIZIONAMENTO
Un bite di riposizionamento superiore con il vallo anteriore

Il bite mandibolare

Spesso si sente parlare di bite mandibolare. Questa accezione è superficiale in quanto il bite può essere di fatto posto sulla arcata della mandibola, e quindi “mandibolare”, o sulla arcata della mascella, e quindi “mascellare”. Di fatto in ambito medico si utilizza semplicemente il termine “bite” perché, a seconda delle esigenze cliniche, il medico sceglie se confezionarlo per la mascella o la mandibola.

Bite superiore o bite inferiore?

Quali sono le discriminanti che fanno scegliere di mettere un bite superiore o inferiore?
  • Prima regola generale: il bite va messo nell’arcata con meno denti. Visto che il suo requisito principale è e deve essere la stabilità, l’arcata meno stabile è quella con più assenze di denti e perciò è li che il bite trova la sua migliore applicazione.
  • Il bite va messo nell’arcata ove sono presenti selle libere, siano esse anteriori o posteriori.
  • Se entrambe le arcate hanno un numero uguale di denti, normalmente il bite va messo superiormente. Questo perché la mascella, non essendo mobile, è di per sé più “stabile” e non è presente la lingua.
  • Il bite normalmente va messo di notte e nei momenti di pausa (a casa, sul divano, mentre si guarda la TV, quando ci si riposa). Ci sono casi in cui è meglio metterlo tutto il giorno. In questi (rari) casi, si può confezionare un bite superiore per la notte e uno inferiore per il giorno.
  • Nei rari casi in cui il bite andasse portato tutto il giorno e durante le attività sociali (mangiare, parlare, andare a lavoro, sorridere), il bite inferiore è più “comodo” e adatto a questo utilizzo.
full-arch

Il full-arch nell’era digitale

Il full-arch nell’era digitale

CHIRURGIA GUIDATA FLAPLESS E CARICO IMMEDIATO SU IMPIANTI ONE-PIECE CON MUA INTEGRATO





  • Quando

    17 Settembre 2021

  • Dove

  • Relatore

    DR. Vittorio Magnano e ODT. Marco Aguzzi

  • Modalità

    Solo in presenza presso Grand Hotel Savoia (Genova)

  • Perché partecipare al corso?

    L’implantologia è molto cambiata: i protocolli si sono infatti accorciati e semplificati grazie alla mini-invasività, tendenza ormai consolidata in tutta la
    medicina

    Il corso pratico riconosce 10 crediti ECM.


Iscriviti adesso, per il corso in presenza

Scopri il programma

  • 8:30 Registrazione partecipanti
  • 9:00 La letteratura scientifica sul carico immediato e sui full-arch
  • 10:00 Parodontopatie e riabilitazioni full-arch
  • 11:00 Protocolli per acquisizione dei dati necessari (CBCT cone beam,
    impronte, foto, ecc.
  • 11:30 Tipologie di dime radiologiche
  • 12:00 Ceratura diagnostica e pianificazione implantare
  • 13:00 Realizzazione del provvisorio e della dima chirurgica
  • 13:30 Lunch break
  • 14:30 FIXO impianto monolitico
  • 16:00 Dime chirurgiche: quali come e perché. Alloggiamento della dima
    guida e della dima implantare ad appoggio dentale o mucoso.
  • 17:00 La ricerca della stabilità primaria in chirurgia guidata e protocollo di fresaggio
  • 17:30 Il posizionamento rotazionale del MUA integrato e l’avvitamento delle torrette provvisorie
  • 17:30 Il posizionamento rotazionale del MUA integrato e l’avvitamento delle torrette provvisorie
  • 18:30 Questionario ECM e chiusura lavori

Il corso

Il corso si propone di insegnare al partecipante il protocollo per l’esecuzione di un full-arch con tecnologie digitali e impianti one-piece con mua integrato, affinchè sia utilizzabile in maniera standardizzata a prescindere dall’operatore che lo adotta. Tutto ciò attraverso l’esposizione di una rassegna bibliografica che ne contiene le basi biologiche e scientifiche e la visione di casi clinici caratterizzati proprio da quella standardizzazione. Verranno esposte le tecniche per: diagnosi e protocollo estetico e fotografico, diagnosi radiologica, pianificazione radiologica e digitale, sovrapposizione analogica su digitale, presa della centrica e della dimensione verticale, trasferimento delle informazioni al laboratorio digitalizzato, fasi odontotecniche e protesiche, procedura chirurgica flapless step-by-step fino alla consegna del provvisorio (o del definitivo) nelle poche ore in cui il paziente si siede in poltrona.

Abstract

L’implantologia è molto cambiata: i protocolli si sono infatti accorciati e semplificati grazie alla mini-invasività, tendenza ormai consolidata in tutta la medicina. Questo corso di un giorno ha allora l’obiettivo di spiegare come ridurre anche i tempi di realizzazione di un full-arch. È noto infatti che le due fasi più critiche nell’esecuzione di una Toronto avvitata su impianti sono la preparazione degli ampi lembi a spessore totale e l’avvitamento nella posizione corretta dei mua. Sono complicate per l’operatore e fastidiose per il paziente, anche perché i tempi dell’intervento si possono allungare di molto, sino ad occupare oltre mezza giornata se esiste la necessità di un’impronta alla fine della fase chirurgica. La pianificazione digitale che si concretizza nell’utilizzo della chirurgia guidata flapless, l’utilizzo di impianti monofasici di ultima generazione e l’adozione di particolari tecniche protesiche, che sono i pilastri del protocollo proposto, consentono proprio di superare tali criticità. La conseguenza pratica è che l’intera procedura si accorcia, occupando al massimo due ore in cui viene anche effettuata la consegna della protesi. Con il massimo comfort per il paziente che, proprio perché non viene aperto un lembo, non deve nemmeno assumere un antinfiammatorio! Benefici reali, insomma, derivanti dall’utilizzo di tecnologie e processi ormai accessibili a tutti, senza la necessità di essere dei “maghi del digitale”. Con lo scopo di ottenere “etica ed estetica” attraverso la mini-invasività reale, non propagandata solo a scopo di marketing, capace inoltre di far risparmiare soldi agli studi ed ai pazienti e di semplificare quello che semplice è: sostituire denti inadatti alla loro funzione e estetica con protesi su impianti funzionali, belle e mantenibili nel tempo

Il relatore, dott. Vittorio Magnano

Dott. Vittorio Magnano Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Valencia. Allievo, poi odontoiatra frequentatore, negli USA presso il dr. Antisdel, Marquette University. Socio dell’Associazione Culturale Ricerche Implantari San Raffaele, Socio IAO, AISOD. Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Genova e in Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo alla laurea specialistica presso l’Università degli Studi di Torino. Co-ricercatore sul campo e coautore di una ricerca sull’investimento parentale. Dal 2010 si occupa esclusivamente di odontoiatria con particolare interesse alla chirurgia parodontale e implantare. Da novembre 2017 a marzo 2020 è stato tutor, ricercatore clinico, ricercatore clinico, ricercatore clinico associato e referente gnatologico presso il Lake Como Institute. Organizzatore e docente presso il Lake Como Institute del Corso teorico-pratico di gnatologia in implanto-protesi. Nel 2019 ha partecipato alla “Orofacial pain miny residency” presso la University of Kentucky con il prof. Jeffrey Okeson. I suoi interessi di ricerca sono oggi mirati alla gnatologia applicata alla perioimplantology. Direttore scientifico del centro didattico e di ricerca Stomatological Institute Genova e direttore sanitario di Dental One srl.

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COSTO DI ISCRIZIONE : 350€ + iva

Modalità pagamento

  • assegno bancario NON TRASFERIBILE
  • bonifico bancario sul C/C e20 S.r.l. Carispezia –  Credit Agricole Agenzia 1- Genova IBAN: IT75B0603001486000046670093
  • pagamento on-line con Carta di Credito tramite il sito www.e20srl.com

Contatti Segreteria Organizzativa

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Corso bruxismo

Corso bruxismo 19/06/2021

IL BRUXISMO, LA RELAZIONE CENTRICA E IL BITE

NUOVE CONSIDERAZIONI PER LA CLINICA QUOTIDIANA





  • Quando

    19 Giugno 2021

  • Dove

  • Relatore

    Dott. Giorgio Magnano e Dott. Vittorio Magnano

  • Modalità

     Sia in presenza (max 10 iscritti) che webinar online

  • Perché partecipare al corso?

    Perché la Gnatologia è una scienza in continua evoluzione ed è fondamentale aggiornarsi! In questo Corso di Gnatologia dedicato al Bruxismo (il bite, la relazione centrica, il bruxismo attraverso nuovi protocollo di impiego) metterai rapidamente in atto quanto appreso. 

    Il corso pratico riconosce 12,8 crediti ECM.


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Scopri il programma

  • 8:30 Registrazione partecipanti
  • 9:00 Introduzione. Le parafunzioni
  • 9:30 I muscoli interessati
  • 10:00 Bruxismo e serramento diurno e notturno
  • 10:30 Il sonno e i suoi fenomeni
  • 12:00 Gli effetti sui denti
  • 13:00 Pausa
  • 14:00 Gli effetti sull’ATM 
  • 15:30 Il bite. Equilibratura e gestione 
  • 16:30 il concetto di Relazione centrica nella storia 
  • 17:00 La Relazione Centrica secondo Peter Dawson
  • 17:30 La manovra bimanuale del Dawson 
  • 18:00 Chiusura lavori

Il relatore, dott. Giorgio Magnano

Giorgio Magnano (1952) è medico chirurgo dal 1977 e specializzato dal 1980. Pratica l’odontoiatria come libero professionista dal settembre del 1981. Nel 1978 vince il Premio Nazionale Biennale G.Mione” per la migliore tesi di laurea italiana in Medicina dello Sport sino al 1980 è ufficiale medico presso il Comsubin (Comando subacquei e incursori della Marina Militare). Subito dopo diventa Responsabile Medico presso la SubSea Oil Service in qualità di Medico Subacqueo e Odontoiatra. È stato collaboratore e consulente presso il Reparto di Gnatologia dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano del Dr. M. Molina. Per diversi anni è stato titolare del Corso di Gnatologia Annuale organizzato dalla Sezione Provinciale dell’ANDI di Genova e nel 2000 vince il “Premio ANDI” per meriti scientificoculturali. È coautore di 5 libri di argomento gnatologico, di alcune pubblicazioni e di 3 monografie. Ha tenuto corsi monotematici a Milano, Genova e Roma. È stato per anni consulente di gnatologia e protesi presso la Chirimplant di Brescia e per la Calabrodental di Crotone dove ha anche tenuto un Corso in 5 incontri di 2 giorni di Gnatologia e Dolore Orofacciale. 

Il relatore, dott. Vittorio Magnano

Dott. Vittorio Magnano Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Valencia. Allievo, poi odontoiatra frequentatore, negli USA presso il dr. Antisdel, Marquette University. Socio dell’Associazione Culturale Ricerche Implantari San Raffaele, Socio IAO, AISOD. Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Genova e in Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo alla laurea specialistica presso l’Università degli Studi di Torino. Co-ricercatore sul campo e coautore di una ricerca sull’investimento parentale. Dal 2010 si occupa esclusivamente di odontoiatria con particolare interesse alla chirurgia parodontale e implantare. Da novembre 2017 a marzo 2020 è stato tutor, ricercatore clinico, ricercatore clinico, ricercatore clinico associato e referente gnatologico presso il Lake Como Institute. Organizzatore e docente presso il Lake Como Institute del Corso teorico-pratico di gnatologia in implanto-protesi. Nel 2019 ha partecipato alla “Orofacial pain miny residency” presso la University of Kentucky con il prof. Jeffrey Okeson. I suoi interessi di ricerca sono oggi mirati alla gnatologia applicata alla perioimplantology. Direttore scientifico del centro didattico e di ricerca Stomatological Institute Genova e direttore sanitario di Dental One srl.

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Quote

Corso accreditato per 20 odontoiatri 

SOCI ANDI € 200 IVA inclusa 

NON SOCI € 250 + IVA 

In caso di mancata partecipazione verrà effettuato un rimborso al netto dei diritti di Segreteria (50% della quota di iscrizione iva compresa) solo se la disdetta scritta sarà pervenuta alla Segreteria entro e non oltre una settimana dallo svolgimento dell’evento. Le iscrizioni saranno ritenute valide solo se accompagnate dalla quota di iscrizione o dalla ricevuta del bonifico.

Modalità pagamento

Bonifico bancario sul C/C e20 S.r.l. Banca Carige SpA Agenzia 7 – Genova IBAN: IT 78I06 175 014 070 000 021 26680

• On-line tramite il sito www.e20srl.com

Contatti Segreteria Organizzativa

e20 S.r.l. (Provider ECM n. 410) Via A. Cecchi, 4/7 scala B 16129 Genova

Tel: +39 010 5960362
Fax: +39 010 5370882
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Domande frequenti degli utenti 

Quanto costa un corso bruxismo?

€200 per i soci Andi, €250 per i non soci Andi con iscrizione entro una settimana Approfondisci…

Quanto dura corso bruxismo?

Il nostro corso bruxismo online o in presenza ha la durata di Approfondisci…

Quanti crediti vengono rilasciati per il corso bruxismo

Il nostro corso bruxismo online o in presenza rilascia 12,8 crediti ECM Approfondisci…

Modalità svolgimento corso Bruxismo

Il nostro corso bruxismo è sia in presenza (max 10 iscritti) che webinar online
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Corso implantologia post-estrattiva

Corso implantologia post-estrattiva 29/05/2021

Corso implantologia post-estrattiva

L’impianto post-estrattivo del dente singolo

Protocollo e nuovi trend in chirurgia tradizionale e computer guidata





  • Quando

    29 Maggio 2021

  • Dove

  • Relatore

    Dott. Vittorio Magnano

  • Modalità

    Per partecipare al corso basterà iscriverti attraverso la pagina dedicata, saldare la quota e il gioco è fatto. Il corso prevede sia l’iscrizione in presenza (massimo 10 persone) sia iscrizione fad 

  • Perché partecipare al corso?

    Il partecipante potrà apprendere le ultime tecniche implantari sia nella chirurgia tradizionale che in
    quella digitale per le riabilitazioni protesiche nei settori anteriori e/o anteriori in funzione estetica. (carico immediato, rigenerazione tissutale, full arch digitale)

    Il corso pratico riconosce 12,8 crediti ECM.


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  • 8:30 Registrazione partecipanti
  • 9:00 Diagnosi radiologica: CBCT o semplice periapicale?
  • 10:00 La valutazione dell’alveolo secondo Kan e secondo la ITI
  •  11:00 Tips&tricks per il corretto posizionamento
    tridimensionale dell’impianto in un alveolo fresco.
  • 12:00 Utilizzo di impianti one-piece dritti ed angolati per riabilitazioni full-arch, con carico immediato in chirurgia guidata
  • 13:00 Pausa
  • 14:00 One drill preparation: letteratura e clinica
  • 15:00 Osseodensificazione, il nuovo paradigma della preparazione implantare: letteratura e clinica
  • 16:00 The chamber concept: letteratura e clinica
  • 16:30 Protocollo step-by-step post-estrattivi a carico immediato dei denti singoli
  • 17:00 Il riempimento del gap vestibolare: razionale clinico
  • 17:30 Biomateriali: un must in ogni situazione? Quali, come e perché
  • 18:00 Gestione della chiusura per seconda intenzione e sutura
  • 18:30 La consegna della protesi immediata step by step
  • 19:00 Protocollo clinico e farmacologico postchirurgico
  • 19.15 Test Ecm
  • Chiusura lavori

Il relatore, dott. Vittorio Magnano

Dott. Vittorio Magnano Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Valencia. Allievo, poi odontoiatra frequentatore, negli USA presso il dr. Antisdel, Marquette University. Socio dell’Associazione Culturale Ricerche Implantari San Raffaele, Socio IAO, AISOD. Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Genova e in Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo alla laurea specialistica presso l’Università degli Studi di Torino. Co-ricercatore sul campo e coautore di una ricerca sull’investimento parentale. Dal 2010 si occupa esclusivamente di odontoiatria con particolare interesse alla chirurgia parodontale e implantare. Da novembre 2017 a marzo 2020 è stato tutor, ricercatore clinico, ricercatore clinico associato e referente gnatologico presso il Lake Como Institute. Organizzatore e docente presso il Lake Como Institute del Corso teorico-pratico di gnatologia in implanto-protesi. Nel 2019 ha partecipato alla “Orofacial pain miny residency” presso la University of Kentucky con il prof. Jeffrey Okeson. I suoi interessi di ricerca sono oggi mirati alla gnatologia applicata alla perioimplantology. Direttore scientifico del centro didattico e di ricerca Stomatological Institute Genova e direttore sanitario di Dental One srl.

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€ 220 IVA inclusa con iscrizione entro una settimana prima 

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Quanto costa un corso impiantologia post-estrattivo

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Quanto dura corso implantologia post-estrattiva?

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Quanti crediti vengono rilasciati per il corso di implantologia post-estrattiva?

Il nostro corso di implantologia post-estrattiva online o in presenza rilascia 12,8 crediti ECM Approfondisci…

Modalità svolgimento corso implantologia post- estrattiva

Il nostro corso di implantologia post estrattiva è sia in presenza (max 10 iscritti) che webinar online
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Corso bruxismo 27/02/2021

IL BRUXISMO, LA RELAZIONE CENTRICA E IL BITE

NUOVE CONSIDERAZIONI PER LA CLINICA QUOTIDIANA





  • Quando

    27 Febbraio 2021

  • Dove

  • Relatore

    Dott. Giorgio Magnano e Dott. Vittorio Magnano

  • Modalità

     Sia in presenza (max 10 iscritti) che webinar online

  • Perché partecipare al corso?

    Perché la Gnatologia è una scienza in continua evoluzione ed è fondamentale aggiornarsi! In questo Corso di Gnatologia dedicato al Bruxismo (il bite, la relazione centrica, il bruxismo attraverso nuovi protocollo di impiego) metterai rapidamente in atto quanto appreso. 

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  • 8:30 Registrazione partecipanti
  • 9:00 Introduzione. Le parafunzioni
  • 9:30 I muscoli interessati
  • 10:00 Bruxismo e serramento diurno e notturno
  • 10:30 Il sonno e i suoi fenomeni
  • 12:00 Gli effetti sui denti
  • 13:00 Pausa
  • 14:00 Gli effetti sull’ATM 
  • 15:30 Il bite. Equilibratura e gestione 
  • 16:30 il concetto di Relazione centrica nella storia 
  • 17:00 La Relazione Centrica secondo Peter Dawson
  • 17:30 La manovra bimanuale del Dawson 
  • 18:00 Chiusura lavori

Il relatore, dott. Giorgio Magnano

Giorgio Magnano (1952) è medico chirurgo dal 1977 e specializzato dal 1980. Pratica l’odontoiatria come libero professionista dal settembre del 1981. Nel 1978 vince il Premio Nazionale Biennale G.Mione” per la migliore tesi di laurea italiana in Medicina dello Sport sino al 1980 è ufficiale medico presso il Comsubin (Comando subacquei e incursori della Marina Militare). Subito dopo diventa Responsabile Medico presso la SubSea Oil Service in qualità di Medico Subacqueo e Odontoiatra. È stato collaboratore e consulente presso il Reparto di Gnatologia dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano del Dr. M. Molina. Per diversi anni è stato titolare del Corso di Gnatologia Annuale organizzato dalla Sezione Provinciale dell’ANDI di Genova e nel 2000 vince il “Premio ANDI” per meriti scientificoculturali. È coautore di 5 libri di argomento gnatologico, di alcune pubblicazioni e di 3 monografie. Ha tenuto corsi monotematici a Milano, Genova e Roma. È stato per anni consulente di gnatologia e protesi presso la Chirimplant di Brescia e per la Calabrodental di Crotone dove ha anche tenuto un Corso in 5 incontri di 2 giorni di Gnatologia e Dolore Orofacciale. 

Il relatore, dott. Vittorio Magnano

Dott. Vittorio Magnano Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Valencia. Allievo, poi odontoiatra frequentatore, negli USA presso il dr. Antisdel, Marquette University. Socio dell’Associazione Culturale Ricerche Implantari San Raffaele, Socio IAO, AISOD. Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Genova e in Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo alla laurea specialistica presso l’Università degli Studi di Torino. Co-ricercatore sul campo e coautore di una ricerca sull’investimento parentale. Dal 2010 si occupa esclusivamente di odontoiatria con particolare interesse alla chirurgia parodontale e implantare. Da novembre 2017 è tutor, ricercatore clinico associato e referente gnatologico presso il Lake Como Institute. Organizzatore e docente presso il Lake Como Institute del Corso teorico-pratico di gnatologia in implanto-protesi. Nel 2019 ha partecipato alla “Orofacial pain miny residency” presso la University of Kentucky con il prof. Jeffrey Okeson. I suoi interessi di ricerca sono oggi mirati alla gnatologia applicata alla perioimplantology. Direttore scientifico del centro didattico e di ricerca Stomatological Institute Genova e direttore sanitario di Dental One srl.

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SOCI ANDI € 220 IVA inclusa 

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Comitato scientifico: Dott. Giorgio Magnano, Dott. Vittorio Magnano

Dental One srl
via Donghi 20-22 r
16132 Genova

Tel: + 39 351 607 1036
Email: info@stomatological.it
PEC: dentalonesrl@pec.it
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Dott. Vittorio Magnano Iscritto all'Albo Odontoiatri di Genova al n.1710
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